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Il vestito nuovo dell’imperatore

 


IL VESTITO NUOVO DELL’IMPERATORE
Dalla famosa favola di H.C. Andersen, nella riscrittura di G. Rodari


“Le fiabe possono contribuire a educare la mente … possono aiutare il bambino a conoscere il mondo”. (G. Rodari)


Fascia  d’età consigliata: 4-10 anni

Sinossi:
“Il vestito nuovo dell’imperatore” è la versione in filastrocca teatrale regalataci da Gianni Rodari, della omonima e notissima fiaba del danese Hans Christian Andersen. La vicenda narra di un imperatore vanitoso, reggente di un paese fantastico, che trascorre gran parte del suo tempo nella cura del vestiario e ben poca nella cura del suo regno. Ma ecco che un giorno si presentano a corte due tessitori. Dicono di esser giunti da un paese lontano e di recare con sé una nuova stoffa, preziosissima, di loro invenzione.
Questa avrebbe un immenso potere magico: “Invisibile resta per coloro che in testa hanno poco cervello e per le persone che occupano certe poltrone, certe cariche altolocate senza averle meritate.” “Con quelle vesti finalmente potrò sapere se i miei ministri sono onesti o ladri, intelligenti o sciocchi… – pensa subito l’imperatore, ordinando che gli sia confezionato un abito fatto di questa stoffa. Al momento della consegna, tuttavia, né i cortigiani, né l’imperatore riescono ad intravedere l’abito fatidico. Che fare? Nessuno ha intenzione di fare la figura dello sciocco inadeguato, perciò tacitamente tutti quanti, dissimulano, fingono di vederlo per davvero e si complimentano per l’abilità dei tessitori. La finzione si trascina fino alle sue estreme conseguenze: il re, l’abito indosso, sfila per i sudditi nelle strade del regno. E tutti, sgomentati dalla nudità regale, ma incapaci d’onestà, fingono ugualmente profondendosi in inchini ed elogi per la magnificenza del capo.
L’incantesimo è spezzato da un bimbo che, sgranando gli occhi, grida con innocenza: “Ma il re … è nudo!”

Rodari trasforma la fiaba in una piccola pièce teatrale in forma di filastrocca, per liberarne, le possibilità: “Una storia non nasce per un atto di volontà. Se ha una morale, ce l’ha perché viene fuori da sola, io non ci penso mai, prima …” Sulla falsariga dell’autore, ci si vuole interrogare, insieme a un pubblico di giovani, cui ci si rivolge, non sull’insegnamento, ma sul significato di una storia, in cui molte figure sembrano stranamente somigliare a quelle che incontriamo ogni giorno. Un modo come un altro per imparare a “metterci nei nostri panni”, imparare a relazionarsi genuinamente l’uno con l’altro, imparare tutti ad essere bambini che gridano d’istinto “Al nudo! Al nudo!”, in un mondo dagli ormai stratificati modi di “vestirsi” o di mostrarsi in genere (l’abito, la foto, il social network o che sia). Lo spettacolo indaga materialmente il tessuto, il vestito, la stoffa, ciò che indossiamo, che ci copre e definisce, ma ci insegna all’occorrenza anche a liberarcene, mostrandoci una buffa alternativa, quella del nudo, che per necessità, per non emarginarsi, sentirsi differente o inadeguato,  si dissimula. La messinscena è minimale, per attori e tessuto. Il tutto rovare l’abito che più si sente proprio, trovare la forma, la figura, l’immagine di sé che più sentiamo appartenerci ci sembra un obiettivo degno da indagare.

Alla rappresentazione, crediamo sia utile e importante, che gli attori e il giovane pubblico possano porsi a vicenda domande e dialogare su quanto si fatto e vissuto insieme.

con
Antonio D’alessandro
Gennaro Monforte
Giulia Musciacco
Alessandro Paschitto

Regia
Mario Autore

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Scheda tecnica

Persone coinvolte: 4 attori, un tecnico audio, un regista

Durata: 45 minuti circa

Grandezza palco: nessuna necessità particolare