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Troilo e Cressida #prove05

Ancora uno sguardo gettato alle prove di “Troilo e Cressida. Storia tragicomica di eroi e di buffoni”. In questo video lavoriamo ai movimenti di Tersite per una scena che mira a essere molto concitata.
Evocare e rielaborare personaggi che si riferiscono alla mitologia greca è stato da subito un lavoro molto stimolante: che si tratti di Ettore, di Achille, di Ulisse o di Agamennone, ciascuno dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere in maniera più o meno approfondita fin dalle elementari, ha sempre qualche emozione da trasmettere, qualche lezione da impartire.

Discorso a parte merita Tersite, vero e proprio fulcro della nostra messinscena. Personaggio senza dubbio considerato di scarsa importanza nell’Iliade (II canto), seppur protagonista di un episodio di rivolta all’autorità molto indicativo in Omero, Tersite guadagna uno spazio ben più adeguato alla sua importanza già nel Troilo e Cressida di Shakespeare. Il latinista Concetto Marchesi nel 1919 pubblica Il libro di Tersite, un testo che celebra e riabilita il nostro greco deforme.

Nel 1996 il giornalista Ferdinando Adornato fece leva proprio sulla figura di Tersite per dibattere con Norberto Bobbio, che aveva accusato di “tersitismo” degli intellettuali che avevano intavolato delle critiche sulla figura di Gobetti.
Chi è allora Tersite? Le argomentazioni presentate da Adornato sulla rivista Liberal (proprio la testata era stata coinvolta nell’invettiva di Bobbio), per quanto determinate dalla disputa dialettica con il filosofo, tratteggiano un’immagine del personaggio omerico molto efficace, attribuendogli un’inedita funzione rappresentativa delle classi subalterne, quelle dei soldati semplici, costretti a pagare con la propria pelle le ragioni di Stato dei comandanti achei:

[…] Tersite. Figlio di Agrio, fratello di Eneo. Omero lo descrive come un uomo repellente e arrogante che si rende responsabile di lesa maestà, offendendo Agamennone. «Non venne a Troia di costui più brutto / ceffo; era guercio e zoppo, e di contratta / gran gobba al petto; aguzzo il capo, e sparso / di raro pelo». Insomma, un mostro. E, come si sa, per i greci, la deformità del corpo era espressione della deformità dell’anima. Dunque il «tersitismo» sarebbe l’atteggiamento vile e disgustoso di chi, vivendo nell’ombra, senza essere baciato dalla luce della nobiltà, si sfoga svillaneggiando gli eroi. Liberal come Tersite. Gobetti come Agamennone.

Mi permetta, però, visto che ci sono, di rubarle qualche altro minuto intorno alla figura di Tersite. È così giusto che si continui ad assecondare Omero nella diffamazione del povero Tersite? A qualcuno tale dubbio è già venuto se è vero, ad esempio, che Libanio, retore greco del Quarto secolo, si è cimentato in un Encomio di Tersite. E se è vero che qualche critico accenna a Tersite come a figura che, in fondo, diceva «in modo spiacevole la verità».

Anche nel caso di Tersite. Lei ricorderà che mentre Agamennone, per saggiare il morale delle truppe, propone provocatoriamente di togliere le tende e di rimpatriare, il gobbo figlio di Agrio, altrettanto provocatoriamente, risponde di sì. Che è proprio il caso di andarsene e di lasciare il capo lì da solo a «smaltir la sua ricchezza». Lo accusa di avidità, di corruzione e, infine, di aver offeso Achille sottraendogli la bella Briseide. Ma arriva Ulisse che interrompe le contumelie di Tersite percuotendolo, con lo scettro, sulle «terga e le spalle» e riducendolo al pianto e al silenzio. Naturalmente in mezzo all’ilarità degli Achei che sempre accompagnava, nel mito, la ridicolizzazione, «eroica», della debolezza e della deformità.

«D’auro hai fame», «cerchi schiava giovinetta a cui mescolarti», «a sommo imperador non lice scandalo farsi dè minori»: queste alcune delle espressioni usate dal volgare Tersite. Ma nel canto precedente Achille ben altre parole aveva rivolto ad Agamennone per dimostrargli la sua ira funesta. «Anima invereconda, anima avara», «brutal ceffo». L’ira, come Lei sa, era stata innescata da Apollo che aveva disseminato un’epidemia mortale tra gli assedianti. Radice di quel male, secondo il veggente Calcante, era proprio Agamennone, che rifiutava di restituire la giovane Criseide, premio di guerra, a suo padre Crise, sacerdote di Apollo. Alla fine Agamennone la restituirà ma pretenderà prepotentemente in cambio, da Achille, appunto la schiava Briseide. E senta come il Pelide, pur trattenuto dal solerte intervento di Atena, conclude verso Agamennone: «Ebbro! cane agli sguardi e cervo al core! / Tu non osi giammai nelle battaglie dar dentro / colla turba; o negli agguati perigliarti / co’ primi fra gli Achei, ché ogni rischio t’è morte». Al confronto Tersite è un’educanda. Ma, appunto, Achille è un eroe. Tersite uno sciancato. Dicono su Agamennone, la stessa verità. Ma la verità di Achille è nella Storia, quella di Tersite nella stradaAchille è capoTersite è popolo. Onore al primo, disprezzo al secondo. Può la cultura democratica far propria questa mitologia?

Quantunque scurrile sia il suo linguaggio, Tersite vuol dire solo la verità. Per rappresentare il suo carattere sovversivo possiamo pensare dunque alle parole di George Bernanos: “colui per cui è indifferente la menzogna o la verità è già pronto per la tirannia. Chi ama la verità ama la libertà”.

Leggi qui i post precedenti sulla lavorazione di “Troilo e Cressida. Storia tragicomica di eroi e di buffoni”.
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